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Teoria e modelli di comunicazione |
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Lezioni |
II. Teoria dei modelli. Da Shannon Partiamo dal modello di Shannon e Weaver, i quali (Teoria matematica delle comunicazioni, 1954, trad. it., Etas Libri, Milano 1971) considerano la comunicazione come «trasmissione di un’informazione attraverso un messaggio inviato da un emittente a un ricevente». Nello schema qui sotto, il quadrato rosso a sinistra sta per l’emittente, quello verde a destra per il ricevente.
Nell’Introduzione al volume Sistemica (Bollati Boringhieri, Torino 2003), U. Telfener e L. Casadio riassumono così le successive vicende della teoria della comunicazione (pp. 30-31): «Per molti anni la teoria della comunicazione resta legata al presupposto “realista” del trasferimento di un messaggio che rimane immutabile come un pacco o un oggetto solido nel passare da una persona a un’altra. Solo a metà degli anni cinquanta si elaborerà un modello comunicativo a due vie, in cui emittente e ricevente sono ambedue impegnati a inviare messaggi uno all’altro, come in una partita di tennis. Ambedue gli interlocutori diventano soggetti attivi, e l’attenzione si sposta sulla ricerca di un codice comune. La teoria della comunicazione si svilupperà fino a comprendere i suoi aspetti più attuali, tra cui l’ipotesi che l’informazione non passi in maniera semplice tra due soggetti ma si limiti a confermare e rafforzare strutture informative già esistenti; grazie al lavoro di Henri Atlan [p. es. Tra il cristallo e il fumo, trad. it., Hopefullmonster, Firenze 1987] si supererà poi la dicotomia rigida tra l’informazione e il rumore, e verrà posto al centro dell’interesse non più il messaggio, ma l’ascoltatore». L’originalità dell’approccio
di Shannon consistette nell’introdurre una misura dell’informazione
«capace di definirne la quantità dalla sorgente al destinatario».
Shannon studia il rapporto tra informazione ed entropia, «utilizzando
una teoria matematica, basata sul calcolo delle probabilità,
applicata a sistemi che si possono conoscere in modo imperfetto»
(Telfener – Casadio, cit., p. 30). Si deve tenere presente che Shannon e Weaver erano consci dei limiti d’applicabilità del modello sopra raffigurato. In particolare, il modello consente di studiare il problema tecnico della comunicazione (il problema della precisione con cui si possono trasmettere i simboli della comunicazione), ma non il problema semantico e quello dell’efficacia performativa (vedi G. De Michelis – U. Telfener, Comunicazione/comunità, in Sistemica, cit., p. 207). Si consideri un modello alternativo tratto da Gregory Bateson (da Informazione e codificazione: approccio filosofico, in J. Ruesch e G. Bateson, La matrice sociale della psichiatria, trad. it. Il Mulino, Bologna 1976). Il titolo originale è Communication. The Social Matrix of Psychiatry, ed. orig. 1951; seconda edizione con nuova prefazione, 1968. Dall’edizione italiana, p. 211:
Quello di Bateson si distingue in quanto modello non lineare. La linea tratteggiata indica la “socchiusura” (U. Morelli) del sistema complesso, il suo “confine” emergente nelle relazioni comunicative: si può pensare al “sé” per come ne trattano Mead o Goffman, o ai “confini” di un sistema complesso. Il tratteggio indica la compresenza di chiusura (organizzazionale) e di apertura (termodinamica, informazione). Si può tentare un’applicazione del modello, con le opportune specificazioni, a diverse tipologie di sistemi complessi (dalla cellula all’organismo, dalle menti alle aziende), stando bene attenti ad evitare quelli che Pietro Greco definisce neo-riduzionismi (cioè, alla tentazione di scoprire analogie e omologie che trascurano le differenze di complessità tra i sistemi complessi). Il modello di Shannon e Weaver è stato definito come “modello postale della comunicazione”, e poggia su quella che Reddy propone di definire la conduit metaphor (vedi: F. Cimatti, Fondamenti naturali della comunicazione, in S. Gensini, a cura di, Manuale della comunicazione, Carocci, Roma 1999, pp. 53 sgg.; M. Reddy, The conduit metaphor: a case of frame conflict in our language about language, in A. Ortony, ed., Metaphor and thought, Cambridge U. P., Cambridge 1993, 2^ ed.). Nel modello di Shannon il contesto è tenuto in considerazione allorquando si introduce il riferimento alla Noise Source, alla Sorgente di Rumore: ma si tratta di un’interferenza “laterale” rispetto ad un processo di trasmissione dell’informazione tematizzato come lineare. Nel modello di Bateson, il contesto è l’ambiente che entra nei circoli di inter-retroazione della comunicazione, ed i “confini” di chi comunica (emittente e destinatario) emergono nel processo: sono confini frastagliati e mobili, co-emergenti. BREVE NOTA SULLA CIBERNETICA. La
cibernetica nasce e si sviluppa tra il 1946 e il 1953 quando la Macy
Foundation chiama a raccolta, a New York, alcuni geniali pensatori
in diversi campi: John VON NEUMANN, inventore del computer digitale
e studioso di logica delle macchine; Warren McCULLOCH, neuropsichiatria;
Gregory BATESON; Claude SHANNON, ingegnere autore della teoria dell’informazione;
e su tutti il matematico Norbert WIENER, inventore di quella branca
della fisica matematica che si occupa dei processi stocastici e considerato
il fondatore della cibernetica (cfr. P. Greco, Einstein e il ciabattino,
Editori Riuniti, Roma 2002). In sintesi, alcuni caratteri della cibernetica (scienza della comunicazione e del controllo negli animali e negli uomini, secondo la prima definizione che ne fu data da Wiener): (a) venir meno della concezione lineare della causalità; (b) studio di cicli causali con rientri, feedback positivi o negativi; (c) studio di cicli causali ricorsivi, anelli (loop); (d) emergenza (emergence) di organizzazioni e strutture; (e) omeostasi (relazione sistema/ambiente). La cibernetica di secondo grado (von Foerster e Margaret Mead): riguarda i sistemi che osservano (conoscere la conoscenza, comunicare sul comunicare, eccetera). ALCUNE NOZIONI RICORRENTI NELLA DEFINIZIONE DEI SISTEMI COMPLESSI. Auto-organizzazione, emergenza, non equilibrio, non linearità, storicità, evoluzione, omeostasi. CITAZIONI DA GREGORY BATESON. «L’essenza e la raison d’être della comunicazione è la creazione di ridondanza, di significato, di struttura, prevedibilità, informazione, e la riduzione della componente casuale mediante ‘restrizioni’» (G. Bateson, Stile, grazia e informazione nell’arte primitiva, in Verso un’ecologia della mente, trad. it., Adelphi, Milano 199010, p. 164). Ancora in Verso un’ecologia della mente, nel saggio Una teoria del gioco e della fantasia, a p. 217 leggiamo: «La comunicazione verbale umana può operare, e in effetti opera sempre, a molti livelli di astrazione tra loro contrastanti. Tali livelli, a partire da quello, apparentemente semplice, dell’enunciazione (“il gatto è sulla stuoia”), si estendono in due direzioni. Una gamma o insieme di questi livelli più astratti comprende quei messaggi espliciti o impliciti in cui l’oggetto del discorso è il linguaggio; li chiameremo metalinguistici (per esempio: “il suono vocale ‘gatto’ sta per qualunque membro di una classe di oggetti così e così”, oppure “la parola ‘gatto’ non ha pelo e non graffia”). L’altro insieme di livelli di astrazione sarà da noi chiamato metacomunicativo (p. es. “il mio dirti dove trovare il gatto era amichevole”, oppure “questo è un gioco”)». SEGNALAZIONE BIBLIOGRAFICA. Un contributo notevole
per un’introduzione allo studio della comunicazione nella prospettiva
di una teoria sistemica e nell’orientamento epistemologico della
complessità è quello di A. Wilden, Comunicazione,
in Enciclopedia Einaudi, vol. 3, Einaudi, Torino 1978, pp. 601-695. ________________________________ © Luca Mori 10/2006 |
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